Per Seneca (4 a.C-65 d.C) la disabilità poteva essere paragonata alla vita inutile: “Soffochiamo i nati mostruosi, anche se fossero nostri figli. Se sono venuti al mondo deformi o minorati dovremo annegarli. Ma non per cattiveria, bensì perché è ragionevole separare esseri umani sani da quelli inutili”. Questa frase lascia immaginare l’approccio inesistente alla sessualità dei disabili.
Oggi la sessualità delle persone con disabilità è spesso soggetta a stereotipi e pregiudizi, ma è un diritto fondamentale che deve essere riconosciuto e rispettato. Le persone con disabilità hanno bisogni sessuali simili a quelli delle persone senza disabilità, inclusi desideri di affetto e contatto fisico.
La negazione dei diritti sessuali e affettivi è ancora diffusa, e molte persone con disabilità affrontano barriere nell’esperienza della propria sessualità.
Progetti di educazione e supporto possono aiutare a superare queste barriere.
La sessualità nella persona disabile è sempre (o quasi sempre) considerata un optional della sua vita e non un diritto per la carenza di conoscenza da parte della società e delle famiglie dell’aspetto affettivo nella disabilità.
La definizione di sessualità quale aspetto fondamentale e complesso del comportamento umano riguarda non soltanto il rapporto sessuale in sé, ma anche il rapporto con il proprio corpo e l’identificazione della propria identità.
Dal punto di vista giuridico e dal punto di vista psico-comportamentale il tema del diritto alla sessualità è un dato e l’importanza del diritto della sessualità nelle persone con disabilità, deve essere un fatto di normalità e di vita vissuta e da vivere.
Inoltre il tema del diritto alla sessualità nelle persone con disabilità ad oggi ha ricevuto poche attenzione da parte della legislazione e della letteratura giuridica e per questo deve essere sviluppata l’attenzione operativa come diritto fondamentale della persona.
In logica di inclusione e di valorizzazione.
Prima della introduzione della Legge di riferimento al reato di violenza sessuale (Legge 66/1996) chiunque intrattenesse rapporti sessuali con una persona con disabilità veniva punito per questo reato proprio perché la persona disabile era considerata come una persona che non avesse bisogni sessuali quindi un eterno asessuato e quindi non in grado di autodeterminarsi nella sfera sessuale.
Questa concezione è cambiata (seppur in modo culturalmente elitario) in riferimento alla convenzione dell’ONU che ha introdotto un paradigma per cui la persona con disabilità non è soltanto un soggetto che deve essere protetto, ma titolare di potenzialità.
Però il legislatore italiano ancora latita.
A partire dal 30 Giugno 2024 il termine “handicap” è stato sostituito dalla parola “disabilità” ma non molto di più.
Giace in Senato un disegno di legge riguardante le disposizioni in materia di sessualità assistita per le persone con disabilità, proprio al fine di promuovere il diritto alla la sessualità anche nelle persone con disabilità promuovendo anche una figura funzionale che, interviene ad aiutare le persone con disabilità ad incanalare, quelle che sono le proprie emozioni che non devono essere esternate in maniera sicuro disfunzionale quindi attraverso i sentimenti di rabbia o aggressività, ma può essere utilizzate per una buona e sana sessualità.
L’adolescenza esprime il bisogno di sessualità e successivamente nella fase evolutiva, non solo dal punto di vista mentale e fisico, ma anche degli stessi bisogni e con la necessità e l’importanza di una presa in carico in termini educativi anche della dimensione sessuale e affettiva.
L’adolescenza e in generale un periodo abbastanza difficile e faticoso perché comporta cambiamenti, turbolenze e disagi per l’adolescente disabile.
E’ un periodo di trasformazione e accompagnato da un ulteriore dolore psichico che comporta difficoltà derivanti da sentimenti di rabbia, di bassa autostima che possono portare l’adolescente a non accettare e negare il sedicente deficit ed è importante invece ,nella fase adolescenziale ,che ci sia un’accettazione del deficit. Quindi una nuova immagine di sé.
Il porto sicuro dei genitori, con l’adolescenza viene ridimensionato perché nascono nuove esigenze affettive e nuove pulsioni.
Nell’adolescente con disabilità e amplificata anche un ulteriore esigenza che quella di allontanarsi e di staccarsi dalla figura dei genitori da quella figura assistenziale o meglio da quella nicchia affettiva primaria che sicuramente è un porto sicuro durante la fanciullezza, Ma diviene poi successivamente opprimente nell’adolescenza perché limita la capacità di affermare i propri pensieri e i propri sentimenti.
La sessualità viene spesso passata sotto silenzio dai genitori e ci si avvale di terapie farmacologiche che ammortizzano le pulsioni .Altri genitori accompagnano il viaggio della sessualità ampliando la sfera affettiva .
Interventi mirati inerenti la dimensione relazionale, una educazione che sia trasversale ,efficace, adeguata e che tenga conto dei comportamenti al rischio della tutela del diritto alla salute e dei fattori cognitivi e ambientali.
E’ necessario sensibilizzare e informare, ma anche supportare le persone con disabilità e le loro famiglie ed ovviamente l’intera comunità. L’approccio utilizzato è una metodologia partecipativa.
Alcuni progetti sono in essere e la prima fase è sicuramente quella della raccolta dei dati per capire la percezione di difficoltà legate alla sessualità che consentono di conoscere e capire quali possono essere gli interventi concreti e reali da mettere in campo. Poi l’implementazione, il monitoraggio e la valutazione che impegna i genitori, gli operatori ed i giovani.
Il riconoscimento e la strutturazione di una risposta socio-economica alla domanda di sessualità agìta da parte delle persone con disabilità non è più una elargizione pietistica, ma un segno di civiltà e di inclusione in un sistema equo e di pari opportunità.
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